Nikola Tesla è ricordato come uno degli inventori più visionari della storia moderna, un uomo capace di immaginare tecnologie che avrebbero trasformato radicalmente il rapporto dell’umanità con l’elettricità. Ma accanto al genio scientifico esisteva una personalità ambigua e misteriosa, caratterizzata da abitudini insolite ed ossessive.

Scopriamo quindi uno degli aspetti più intriganti del "genio folle", ossia la sua ossessione per il numero 3

Un’ossessione raccontata dallo stesso Tesla

A differenza di molte storie circolate successivamente sul suo conto, il rapporto particolare di Tesla con il numero 3 non appartiene all'ambito delle leggende metropolitane.

Nella sua autobiografia My Inventions, pubblicata nel 1919, Tesla descrisse alcune delle proprie abitudini quotidiane. Raccontò di contare i passi durante le passeggiate, di calcolare il volume dei piatti, delle tazze e persino dei pezzi di cibo. Le azioni ripetute, inoltre, dovevano rispettare una precisa condizione: essere divisibili per tre.

Se il conteggio veniva interrotto o risultava errato, Tesla affermava di sentirsi costretto a ricominciare da capo, anche quando ciò gli faceva perdere molto tempo.

Non si tratta quindi di una caratteristica inventata dai social network moderni, ma di un comportamento che lo stesso inventore ritenne degno di essere raccontato nella propria autobiografia.

Oggi, abitudini simili potrebbero essere associate a manifestazioni ossessivo-compulsive, e qualcuno potrebbe ipotizzare anche caratteristiche riconducibili allo spettro autistico. Ma sarebbe scorretto formulare una diagnosi a posteriori: Tesla non fu sottoposto alle categorie cliniche contemporanee e non disponiamo di elementi sufficienti per attribuirgli con certezza una specifica condizione. Resta il fatto che le sue ritualità erano talmente rigide da influenzare persino i gesti più ordinari della vita quotidiana.

Le biografie dedicate a Tesla riportano infatti altri episodi legati a questa particolare esigenza di ordine numerico.

Secondo diverse ricostruzioni, l’inventore preferiva soggiornare in camere d’albergo il cui numero fosse divisibile per tre. Viene inoltre raccontata l’abitudine di compiere tre giri attorno a un edificio prima di entrarvi.

Durante i pasti, alcune fonti riferiscono che utilizzasse 18 tovaglioli per pulire accuratamente le stoviglie e le posate. Anche in questo caso il numero rientrava nella sequenza dei multipli di tre.

Questi rituali erano evidentemente parte di una struttura personale di comportamenti dalla quale Tesla faticava a discostarsi o che, coscientemente, portava avanti forse per motivi di ricerca.

La falsa teoria del 3, 6 e 9

Negli ultimi decenni, il nome di Tesla è stato associato sempre più frequentemente alla frase:

«Se conoscessimo la magnificenza del 3, del 6 e del 9, allora avremmo la chiave dell’universo.»

La citazione è diventata popolarissima negli ambienti esoterici, nella numerologia e nella divulgazione alternativa. Tuttavia, non esiste una fonte primaria attendibile che dimostri che Tesla abbia realmente pronunciato o scritto queste parole.

La frase non risulta documentata nella sua autobiografia, nei suoi scritti scientifici o in una conferenza precisamente identificata. Per questo motivo, non può essere presentata come una certezza storica. I veri ricercatori dovrebbero sempre distinguere il dato di fatto dalla speculazione.

Lo stesso vale per le affermazioni secondo cui Tesla avrebbe sostenuto che i numeri 3, 6 e 9 fossero in grado di permettere l’accesso alla quarta dimensione o a una presunta legge universale dell’attrazione. Queste interpretazioni appartengono soprattutto alla costruzione moderna del mito di Tesla.

Il vero enigma su Nikola Tesla

Il dato più interessante non è legato al fatto che Tesla possedesse una presunta conoscenza segreta dell’universo, ma che un uomo dedito alla razionalità, alla matematica e alla sperimentazione scientifica fosse contemporaneamente legato a rituali numerici così rigidi.m Questa apparente contraddizione rende la sua figura ancora più affascinante.

Tesla cercava ordine nei fenomeni elettrici, nelle oscillazioni, nelle frequenze e nelle leggi della natura. Ma cercava ordine anche nei gesti più semplici: camminare, mangiare, entrare in una stanza, prepararsi a un pasto.

Che il numero 3 avesse per lui un significato simbolico profondo, una funzione psicologica o semplicemente il valore di una regola personale, non è possibile stabilirlo.

Possiamo però distinguere ciò che è documentato da ciò che è stato costruito successivamente.

Il Tesla dei rituali numerici è reale. Il Tesla che avrebbe lasciato all’umanità una formula segreta basata sul 3, sul 6 e sul 9 appartiene, almeno per quanto oggi sappiamo, al folklore.

Ed è forse proprio questa zona di confine tra documentazione e leggenda a rendere ancora oggi Nikola Tesla una delle figure più enigmatiche della storia della scienza.

MARIO CONTINO