Il pozzo di Okiku: la vera storia di una leggenda giapponese
Nel castello di Himeji, in Giappone, esiste davvero un antico pozzo che la tradizione identifica con quello nel quale sarebbe stata gettata Okiku, una giovane servitrice destinata a diventare uno dei fantasmi più celebri del folklore giapponese. Si racconta che ogni notte la sua voce emerga dalle profondità contando nove piatti, per poi interrompersi in un lamento. Ma la storia di Okiku non è così semplice come potrebbe sembrare: confrontando le diverse fonti, infatti, emergono racconti più antichi, personaggi differenti e persino versioni nelle quali non esistono né Okiku né il famoso pozzo.
Okiku e i dieci piatti
La versione più conosciuta della leggenda è ambientata nella regione di Harima, dove sorge Himeji. Okiku sarebbe stata una giovane servitrice coinvolta nelle vicende del castello e nel complotto organizzato da Aoyama Tetsuzan contro il proprio signore. Secondo il racconto tradizionale, per proteggerlo Okiku avrebbe accettato di infiltrarsi nella casa di Aoyama.
La giovane aveva inoltre il compito di custodire dieci preziosi piatti appartenenti alla famiglia. Uno di questi venne nascosto deliberatamente da un uomo che aveva interesse nei suoi confronti e che, dopo essere stato respinto, decise di vendicarsi. Okiku fu accusata della scomparsa del piatto e sottoposta a una terribile punizione. Nella versione legata a Himeji, venne infine gettata in un pozzo.
Dopo la sua morte, il suo spirito sarebbe tornato ogni notte nello stesso luogo. Dalle profondità del pozzo si sarebbe udita una voce contare lentamente: uno, due, tre... fino a nove. Al momento di pronunciare il numero dieci, però, la voce si interrompeva e lasciava spazio a pianti e lamenti.
È proprio questa conta incompleta ad aver reso Okiku una figura così particolare nel folklore giapponese. Il fantasma non sembra cercare semplicemente vendetta: continua a ripetere all'infinito il momento della propria disgrazia, senza riuscire a raggiungere la conclusione.
Ma anche questa versione, oggi considerata tradizionale, non sembra essere quella originaria.
Una leggenda più antica di Okiku
Le fonti storiche e folkloristiche giapponesi mostrano che il motivo della donna morta e del conteggio dei piatti circolava già prima delle versioni che collegano esplicitamente la vicenda a Okiku e al castello di Himeji.
Una delle testimonianze scritte più antiche è contenuta nel Honchō koji innenshū, pubblicato nel 1689. Il racconto è ambientato a Matsue e parla di una domestica senza nome che viene gettata in un vecchio pozzo dopo la rottura di uno dei dieci piatti preziosi appartenenti a un samurai. Dopo la morte della donna, una voce torna ogni notte dal pozzo e conta i piatti, fermandosi sempre al nove.
È un particolare importante: il fantasma che conta i piatti è documentato prima del fantasma chiamato Okiku.
Ancora più interessante è una tradizione legata direttamente alla regione di Himeji. Nel Chikusō yawa, un'antica raccolta di racconti e aneddoti dell'area di Harima, compare una donna chiamata Hanano. Anche in questo caso una persona nasconde un oggetto prezioso per provocare la sua rovina, ma l'oggetto non è uno dei dieci piatti della versione moderna: si tratta di una delle cinque coppe realizzate con conchiglia di abalone.
Hanano viene torturata e uccisa, ma il racconto non la getta in un pozzo. Dopo la sua morte rimane invece associata a un pino. La stessa fonte presenta quindi alcuni degli elementi che in seguito confluiranno nella leggenda di Okiku, ma non ancora la storia che conosciamo oggi.
Questo suggerisce che la leggenda possa essersi formata attraverso una progressiva sovrapposizione di motivi folkloristici
Il pozzo di Himeji è reale, ma il suo legame con Okiku è più recente
Il pozzo indicato oggi ai visitatori come Pozzo di Okiku esiste realmente all'interno del castello di Himeji. Questo, tuttavia, non dimostra che sia stato sempre considerato il luogo della morte della protagonista della leggenda.
Secondo la documentazione riportata dal Museo Prefetturale di Storia di Hyōgo e dalle fonti storiche esaminate nella ricostruzione della tradizione, il pozzo era originariamente chiamato Tsurubetori, un nome collegato alla sua funzione di pozzo dal quale veniva attinta l'acqua. La denominazione "Pozzo di Okiku" compare nelle guide del castello in epoca molto più recente; la prima attestazione individuata risale al 1934.
Anche le versioni della leggenda ambientate a Himeji non sono perfettamente concordi sulla posizione del pozzo. In alcuni racconti si trova nella casa dell'uomo responsabile della morte di Okiku, mentre altre versioni lo collocano all'interno del castello. Una tradizione del santuario di Jūnisho, inoltre, raccontava la vicenda senza includere nemmeno i famosi dieci piatti.
Possiamo dedurre che il pozzo sia antico e reale, mentre il suo collegamento documentato con Okiku appartiene a una fase successiva della tradizione.
Ovviamente la storia di Okiku non rimase confinata a Himeji. Il racconto appartiene al più ampio ciclo delle leggende conosciute come Sarayashiki, nelle quali compaiono donne ingiustamente accusate, piatti preziosi e spiriti incapaci di trovare pace.
Esistono infatti due grandi tradizioni narrative: la Banshū Sarayashiki, associata alla regione di Harima e quindi a Himeji, e la Banchō Sarayashiki, ambientata invece a Edo, l'antica Tokyo. Le due versioni condividono il motivo centrale della donna e del piatto mancante, ma presentano differenze importanti nello sviluppo della storia.
Nel corso dei secoli la vicenda venne inoltre adattata per il teatro e per la letteratura, contribuendo alla diffusione di Okiku come figura dello yūrei, lo spirito di una persona morta senza aver trovato pace.
Oggi il pozzo di Okiku può essere visitato all'interno del castello di Himeji e continua a essere presentato come il luogo della leggenda.
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