Avete mai sentito parlare dei folletti? Il credo proprio di sì, quindi cercherò di fornire qualche interessante informazione in merito a questi buffi e discoli esserini che da secoli animano il folklore italiano. I folletti, spesso considerati gli spiriti della natura, sono creature leggendarie che affascinano e intrattengono, offrendo un senso di meraviglia e mistero. Questi esseri sono presenti in numerose leggende italiane, e riescono sempre a strappare un sorriso per via del loro atteggiamento beffardo.

Secondo le descrizioni più diffuse, i folletti sono esseri minuscoli, alti tra i 25 e i 50 centimetri, agili, sfuggenti e dotati di poteri straordinari: sanno volare, rendersi invisibili e muoversi con una rapidità tale da risultare quasi impalpabili. Le raffigurazioni tradizionali li descrivono con arti sottili e un corpo tozzo, orecchie a punta, una folta barba, voce stridula, un cappello vistoso e un bastone che funge da simbolo di autorità o da strumento magico.

L’origine di questa figura folcloristica è incerta: alcuni studiosi ipotizzano un legame con il culto dei Lari, gli spiriti domestici venerati nell’antica Roma, custodi della casa e della famiglia.

Folletti nel folklore europeo

Nel panorama europeo, i folletti condividono tratti fisici e comportamentali con numerose creature affini, appartenenti al cosiddetto “piccolo popolo”. Tra le più note:

  • Lutin: spirito notturno di piccole dimensioni, tipico delle regioni francesi.
  • Coboldo: folletto schivo e talvolta dispettoso, presente nel folklore tedesco.
  • Brownie: creatura benevola del folklore inglese e scozzese, spesso legata alla cura della casa.
  • Puck: spirito ingannatore della tradizione inglese, noto anche come Robin Goodfellow.
  • Goblin: essere grottesco e talvolta mostruoso, diffuso in molte culture europee.
  • Leprechaun: gnomo della mitologia irlandese, celebre per la sua astuzia e per i tesori nascosti.

In molti casi, il termine “folletto” viene utilizzato come categoria ombrello per indicare l’intero insieme di queste creature. Tradizionalmente, i folletti evitano il contatto con gli esseri umani: si nascondono nei boschi — soprattutto quelli di conifere — o nelle cascine abbandonate, prediligendo luoghi isolati e difficili da raggiungere.

Caratteristiche dei folletti

I folletti sono celebri per il loro carattere burlone e per la tendenza a giocare scherzi agli uomini. Secondo le leggende, compaiono soprattutto di notte per divertirsi nelle stalle, dove intrecciano le criniere dei cavalli o disturbano il sonno degli animali. Sono noti anche per scompigliare i capelli delle giovani donne e per sussurrare loro parole sconvenienti durante il sonno.

Molti contadini attribuivano ai folletti il disordine improvviso dei depositi agricoli o la sparizione temporanea di piccoli attrezzi.

La maggior parte delle testimonianze proviene dalla Bretagna, ma anche il folklore italiano conserva un patrimonio importantissoimo di racconti, tanto da spingere alcuni studiosi — tra cui il sottoscritto — a dedicare loro opere specifiche, come Fate e Folletti (Tribal Edizioni, 2025).

Pur essendo talvolta confusi con nani e gnomi, i folletti si distinguono per la loro malizia, la risata stridula e una suscettibilità estrema: irritarli può portare a conseguenze spiacevoli, talvolta persino letali.

La più antica descrizione dei folletti risale a Gervasio di Tilbury, giurista e scrittore inglese, che nel 1210 menzionò i nuitons: spiriti benevoli ma permalosi, tipici del folklore francese. Li descriveva come minuscoli vecchietti ridenti, alti meno di due centimetri, vestiti di stracci cuciti insieme.

Nel corso dei secoli, le descrizioni si sono evolute: alcuni racconti parlano di folletti alti fino a 50 centimetri, sempre dotati di barba folta e capelli arruffati. Il loro abbigliamento è quasi sempre povero e trasandato, un dettaglio curioso se si considera che, secondo molte tradizioni, sarebbero custodi di immensi tesori. Questo contrasto suggerisce un disinteresse per la ricchezza materiale e una predilezione per la semplicità.

Claude Lecouteux, filologo e medievalista francese, riporta una leggenda ottocentesca in cui un folletto si prendeva cura del cavallo grigio di un contadino. Quando un valletto scoprì la sua presenza e il padrone, per riconoscenza, offrì al folletto abiti nuovi, la creatura scomparve per sempre: un gesto di eccessiva attenzione può rompere l’equilibrio fragile che lega i folletti al mondo umano.

Le leggende attribuiscono ai folletti un carattere ambiguo e mutevole, come ho già scritto. Non sopportano di essere chiamati o cercati: puniscono chi tenta di osservarli o di costringerli a mostrarsi. Ritengono gli esseri umani indegni di conoscere le “cose segrete” della creazione, di cui essi stessi sarebbero custodi.

La loro asocialità è attestata fin dal Medioevo. Maria di Francia racconta di un folletto catturato da un contadino, disposto a offrire qualsiasi cosa pur di evitare che la sua esistenza venisse rivelata.

Tra le loro capacità più note:

  • Legame con la natura: sono custodi di piante, animali e luoghi selvatici.
  • Mutare forma: possono cambiare dimensioni e aspetto per mimetizzarsi.
  • Invisibilità: si rendono invisibili a piacimento.
  • Premiare i meritevoli: donano fortuna a chi li rispetta.
  • Affinità con i bambini: interagiscono con loro in modo giocoso e benevolo.

I folletti nel folklore italiano

In Italia, i folletti occupano un posto di rilievo nel patrimonio popolare. La loro presenza, pur variando da regione a regione, rappresenta un tesoro culturale che rischia di scomparire.

In Lombardia si racconta di spiriti dei boschi che proteggono gli alberi; in Campania, di esseri che aiutano i contadini nei campi o che abitano le masserie isolate.

Queste figure folkloristiche ricordano l’importanza del rapporto tra l’uomo e il mondo che lo circonda. La loro leggenda continua a vivere nei cuori di chi ama le tradizioni locali e il folklore, e merita di essere preservata e tramandata.

MARIO CONTINO