Scrittore e ricercatore del folklore internazionale
Per troppo tempo, in molte città, gli alberi sono stati considerati soprattutto un elemento ornamentale. Una presenza gradevole, certamente, ma subordinata alle esigenze di strade, parcheggi, edifici e nuove costruzioni.
La ricerca scientifica racconta una realtà molto diversa: gli alberi urbani sono vere e proprie infrastrutture ambientali. Non producono soltanto ombra, ma intervengono nei cicli dell’acqua, del calore, del carbonio e degli inquinanti atmosferici. I loro benefici, tuttavia, dipendono dalla scelta delle specie, dalla disponibilità d’acqua, dalla corretta progettazione e dalla manutenzione.
Uno studio pubblicato nel Journal of Environmental Qualityha raccolto ricerche provenienti da cinque continenti, evidenziando il ruolo delle foreste urbane nella gestione del deflusso delle acque piovane, del calore, dell’inquinamento e dei processi ambientali che influenzano direttamente la salute umana.
Ecco dieci motivi, sostenuti dalle evidenze scientifiche, per cui piantare alberi nelle città dovrebbe essere una priorità amministrativa.
Le città sono spesso più calde delle aree rurali circostanti a causa della presenza massiccia di asfalto, cemento, edifici e superfici impermeabili. È il fenomeno noto come isola di calore urbana.
Gli alberi contrastano questo effetto attraverso due meccanismi principali: l’ombra, che limita il riscaldamento delle superfici, e l’evapotraspirazione, attraverso la quale la pianta rilascia acqua nell’atmosfera sottraendo energia sotto forma di calore.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2025, basata su 115 studi relativi al periodo 2018-2024, ha confermato che gli alberi urbani sono tra gli strumenti vegetali più efficaci per il raffrescamento delle città.
Una ricerca internazionale pubblicata su Communications Earth & Environment, che ha analizzato 182 studi in 110 città o regioni distribuite in 17 condizioni climatiche, ha rilevato che gli alberi possono ridurre le temperature percepite a livello pedonale anche di diversi gradi, arrivando in determinate configurazioni fino a 12 °C di differenza nella temperatura a livello del pedone. Il risultato dipende, però, dalla morfologia urbana, dal clima e dalle caratteristiche della vegetazione.
Durante le ondate di calore, una revisione del 2026 su 28 studi ha rilevato raffrescamenti localizzati fino a 4,8 °C nei parchi e fino a 3,9 °C sotto gli alberi stradali, precisando che i valori medi possono essere inferiori e che la disponibilità d’acqua è uno dei fattori decisivi.
Le foglie possono intercettare parte delle particelle sospese nell’aria e alcune specie assorbono determinati inquinanti gassosi. Questo non significa che gli alberi possano sostituire la riduzione del traffico o le politiche contro le emissioni, ma possono contribuire a migliorare le condizioni ambientali a scala locale.
La letteratura scientifica evidenzia benefici nella rimozione di sostanze come particolato, ozono e alcuni ossidi di azoto, anche se l’effetto varia molto in base alla specie, alla densità della chioma, alla ventilazione stradale e alla conformazione degli edifici.
Ovviamente non basta piantare alberi ovunque, occorre progettare correttamente il verde urbano e comprendere che non si tratta di decoro ma di infrastrutture sanitarie vere e proprie.
Quando piove su una superficie naturale, una parte dell’acqua viene assorbita dal terreno. Quando invece la pioggia cade su asfalto, cemento e pavimentazioni impermeabili, l’acqua scorre rapidamente verso tombini, strade e corsi d’acqua.
Le chiome degli alberi intercettano una parte delle precipitazioni, mentre radici e terreno favoriscono l’infiltrazione. Questo riduce la velocità con cui l’acqua raggiunge il sistema di drenaggio urbano.
Le ricerche sulle foreste urbane hanno documentato il ruolo degli alberi nei cicli dell’acqua, nella riduzione del deflusso superficiale e nella gestione delle acque meteoriche. Il beneficio non elimina il rischio di alluvioni, ma può contribuire a ridurre la pressione sulle infrastrutture durante gli eventi piovosi.
Le radici mantengono una struttura più stabile del terreno, favoriscono l’infiltrazione dell’acqua e limitano l’erosione. Questo è particolarmente importante nelle aree urbane periferiche, lungo i pendii, nei parchi e nelle zone dove il suolo è esposto all’azione delle piogge.
Il verde urbano, quando collegato a superfici permeabili e progettato in modo adeguato, può diventare parte delle strategie di adattamento al dissesto idrogeologico.
Naturalmente, un albero piantato in una piccola aiuola completamente isolata dal terreno circostante non può offrire gli stessi benefici di un sistema verde con spazio sufficiente per le radici e capacità di assorbimento dell’acqua.
Gli alberi posizionati correttamente vicino agli edifici possono schermare le facciate dalla radiazione solare diretta e diminuire il surriscaldamento durante i mesi estivi.
Il risultato può essere una riduzione del fabbisogno di raffrescamento, soprattutto negli edifici esposti al sole e nelle aree caratterizzate da estati molto calde.
Uno studio citato in una ricerca condotta sul Subhash Bose Park di Kochi, in India, ha stimato che la copertura arborea del parco contribuisce a evitare circa 13.400 kWh di consumo elettrico annuo negli edifici vicini grazie all’effetto di raffrescamento. Si tratta di un caso locale, non di un valore automaticamente applicabile a ogni città, ma dimostra come il verde possa produrre anche benefici energetici misurabili.
Il caldo estremo può aggravare malattie cardiovascolari e respiratorie, aumentare il rischio di colpi di calore e colpire in modo particolare anziani, bambini, persone fragili e soggetti con patologie croniche.
Una revisione scientifica sugli alberi urbani e la salute umana ha rilevato che la presenza di vegetazione arborea è associata a una riduzione dei rischi legati al caldo estremo. Alcuni studi hanno inoltre osservato una relazione negativa tra copertura arborea e chiamate alle ambulanze per eventi correlati al calore.
Una recente revisione della letteratura su clima, salute e infrastrutture verdi ha riportato, tra gli altri risultati, una stima secondo cui gli alberi urbani avrebbero evitato il 16% della mortalità complessiva correlata al caldo a Londra nel periodo 2015-2022. Lo stesso lavoro cita modellizzazioni secondo cui un aumento del 10% della copertura arborea potrebbe ridurre ulteriormente la mortalità legata all’isola di calore di circa il 10% in determinati contesti.
Sono dati che mostrano quanto il verde urbano possa essere considerato anche uno strumento di prevenzione sanitaria.
Le città non sono necessariamente ambienti privi di natura, lo diventano per la pessima gestione di molti amministratori pubblici. Alberi, siepi, parchi e corridoi verdi possono creare habitat per uccelli, insetti impollinatori, piccoli mammiferi e numerosi altri organismi.
Questo aspetto ha anche una ricaduta concreta sugli equilibri ecologici urbani. La progressiva riduzione di habitat, alberi maturi e aree verdi può contribuire alla diminuzione di predatori naturali come passeri, rondini, pipistrelli e altri animali insettivori. Quando questi organismi vengono a mancare, alcuni insetti possono trovare condizioni più favorevoli alla proliferazione, con conseguenze sulla qualità della vita e, in determinati casi, anche sulla salute pubblica.
Una città priva di alberi costringe spesso le persone a vivere tra cemento, asfalto e superfici esposte al sole. In estate, anche una semplice passeggiata può diventare faticosa, mentre sostare in una piazza completamente priva di ombra diventa praticamente impossibile nelle ore più calde.
Gli alberi cambiano concretamente questo scenario. Un marciapiede ombreggiato permette di camminare con maggiore comfort, una piazza alberata offre un luogo dove fermarsi e un parco con vegetazione matura diventa uno spazio accessibile anche durante le giornate più torride.
La ricerca scientifica ha evidenziato associazioni positive tra presenza di verde urbano, riduzione dello stress, attività fisica e benessere psicologico. Poter frequentare spazi pubblici più freschi, gradevoli e protetti dal sole favorisce una vita quotidiana più attiva e una maggiore socialità.
Gli alberi assorbono anidride carbonica durante la crescita e accumulano carbonio nella biomassa. Ovviamente il verde urbano non può compensare da solo le emissioni prodotte da trasporti, industrie, riscaldamento e consumi energetici. Le superfici disponibili in città sono limitate e gli alberi richiedono anni per raggiungere dimensioni utili allo scopo.
Gli studi più prudenti sottolineano infatti che gli alberi sono particolarmente efficaci come strumento di adattamento climatico locale, mentre il loro contributo alla mitigazione globale delle emissioni è più limitato rispetto alla riduzione diretta delle fonti emissive.
Piantare alberi non deve quindi diventare un alibi per continuare a inquinare.
Una strada, un parcheggio o una superficie cementificata richiedono manutenzione e producono costi. Un albero ben scelto e correttamente curato, invece, cresce e aumenta progressivamente i propri benefici.
Con l’aumentare della dimensione della chioma aumentano generalmente anche l’ombra, l’intercettazione della pioggia, la capacità di offrire habitat e il contributo al raffrescamento locale.
La scienza non sostiene che qualsiasi albero, in qualsiasi posizione, produca automaticamente benefici, occorre scegliere la specie giusta per il determinato luogo, ma proprio perché gli alberi producono benefici misurabili, devono essere trattati con la stessa serietà riservata alle altre infrastrutture urbane.
Le amministrazioni dovrebbero considerarli parte della pianificazione della sicurezza idraulica, della salute pubblica, della mobilità pedonale, della lotta al caldo e della qualità dell’aria.
Il cemento può costruire strade, edifici e parcheggi. Non può sostituire i processi biologici che regolano il microclima, intercettano la pioggia, ospitano biodiversità e rendono vivibili gli spazi pubblici.
La vera domanda, quindi, non dovrebbe essere: “Possiamo permetterci di piantare alberi?”
Dovremmo chiederci: “Possiamo permetterci di continuare a costruire città senza alberi?”